lunedì 12 gennaio 2026

Quando la memoria unisce i popoli: a Monza la commemorazione dei prigionieri austro-ungarici

Il 19 gennaio, alle ore 11, il cimitero di Monza sarà teatro di un evento di straordinario valore storico, umano e simbolico. Per la prima volta, verrà celebrata una commemorazione ufficiale dedicata ai prigionieri austro-ungarici morti a Monza a seguito della pandemia di influenza "spagnola" che, tra il 1918 e il 1920, segnò tragicamente la fine della Prima guerra mondiale. Un'iniziativa senza precedenti, ideata e organizzata dallo storico Marco Baratto, che riporta alla luce una pagina dimenticata della storia europea e locale, trasformando un luogo di sepoltura in uno spazio di dialogo, riconciliazione e memoria condivisa.

 
La "spagnola" fu una delle più devastanti pandemie della storia moderna. Colpì indiscriminatamente civili e militari, vincitori e vinti, attraversando confini e frontiere in un'Europa già stremata da anni di conflitto. Anche Monza, come molte città italiane, divenne luogo di cura, ma anche di morte, per numerosi prigionieri di guerra dell'Impero austro-ungarico. Soldati catturati sui vari fronti e trasferiti nei campi di prigionia o negli ospedali militari della penisola, che trovarono la morte non sul campo di battaglia, ma lontano da casa, stroncati da una malattia implacabile.
 
Per oltre un secolo, queste vite spezzate sono rimaste ai margini della memoria collettiva. Nomi spesso ignoti, storie interrotte, sepolture silenziose. L'evento del 19 gennaio nasce proprio dal desiderio di restituire dignità a questi uomini, riconoscendo il loro destino comune e il dolore condiviso dalle famiglie che non ebbero mai la possibilità di piangerli. Marco Baratto, attraverso un accurato lavoro di ricerca storica e archivistica, ha ricostruito il contesto e l'entità di questa presenza austro-ungarica a Monza, gettando le basi per una commemorazione che va oltre la semplice rievocazione.
 
Il momento commemorativo vedrà riunite le comunità ungherese e serba, testimonianza concreta della pluralità etnica e culturale che caratterizzava l'Impero austro-ungarico. Uomini provenienti da territori oggi appartenenti a diversi Stati europei combatterono sotto la stessa uniforme e condivisero la stessa sorte. La presenza congiunta di queste comunità non è solo un atto di rispetto verso i caduti, ma anche un messaggio potente: la memoria storica può diventare strumento di incontro, superando le divisioni nazionali e politiche.
 
Un elemento di particolare rilievo sarà la partecipazione della Chiesa Ortodossa Ucraina. Tra i prigionieri sepolti a Monza, infatti, si contava un numero significativo di soldati ucraini. Una presenza che riflette la complessità dell'Impero austro-ungarico e la varietà di popoli che ne facevano parte. Il rito religioso, nel rispetto delle diverse confessioni, aggiungerà una dimensione spirituale all'evento, sottolineando il valore universale del ricordo e della pietà per i morti.
 
Questa commemorazione assume un significato ancora più profondo nel contesto europeo contemporaneo. In un tempo segnato da nuove tensioni, conflitti e fratture, ricordare una tragedia che colpì senza distinzione invita a riflettere sulla fragilità della condizione umana e sull'inutilità dell'odio. La "spagnola" non fece differenze tra nemici e alleati: tutti furono vittime della stessa minaccia invisibile. Un parallelismo inevitabile emerge anche con le pandemie del nostro tempo, che hanno nuovamente messo in discussione certezze e confini.
 
Il cimitero di Monza, luogo di silenzio e raccoglimento, diventa così uno spazio di memoria europea. Non solo un tributo al passato, ma un invito a costruire un futuro fondato sulla conoscenza storica e sul rispetto reciproco. L'iniziativa di Marco Baratto dimostra come la ricerca storica possa uscire dagli archivi e dai libri per farsi gesto pubblico, capace di coinvolgere comunità, istituzioni e cittadini.
 
Il 19 gennaio non sarà soltanto una data sul calendario, ma un momento di consapevolezza collettiva. Ricordare i prigionieri austro-ungarici morti a Monza significa riconoscere che la storia locale è parte integrante della storia europea, e che ogni vita, anche quella dimenticata, merita di essere ricordata. In quel momento di silenzio e preghiera, Monza diventerà simbolo di una memoria che non divide, ma unisce.

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